
Trieste Venerdì 6 febbraio ore 18.30
Teatro dei Fabbri, Via dei Fabbri, 2/A
Intervengono
Gaetano Pedullà, eurodeputato e delegato per la circoscrizione Nord
Rosaria Capozzi, capogruppo M5S Regione FVG
Alessandra Richetti, consigliera al comune di Trieste
Francesco Silvestri, capogruppo commissione Esteri Camera
Riccardo Ricciardi, capogruppo Camera
Stefano Patuanelli, capogruppo Senato
Modera Elena Danielis, coordinatrice regionale
Ingresso gratuito con registrazione obbligatoria fino ad esaurimento posti
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Dopo la grande partecipazione e l’attenzione suscitata a Milano, il tour al Nord de “La manovra di guerra – come tolgono i soldi agli italiani per spenderli in armi” prosegue con nuove tappe e nuovi confronti con cittadine e cittadini. Questa campagna nasce per fare chiarezza sulla manovra economica del Governo di Giorgia Meloni, per spiegare cosa c’è davvero dietro queste scelte di politica economica, per raccontare chi paga il conto, e per riaprire un dibattito che il Governo continua a ignorare.
La chiamano “manovra”, ma sempre più assomiglia a una manovra di guerra.
Miliardi sottratti alle tasche degli italiani, ai servizi pubblici, ai territori, per essere dirottati verso le spese militari e il riarmo. Una scelta politica chiara: meno welfare, più armi.
Il Friuli Venezia Giulia sa bene cosa significa la guerra. Questa terra è stata frontiera, campo di battaglia, linea di confine. Dalle trincee della Prima guerra mondiale alle ferite ancora visibili sul territorio e nella memoria collettiva, qui la guerra non è un concetto astratto: è storia vissuta, è dolore, è ricostruzione faticosa. Proprio per questo dovrebbe essere chiaro a tutti che la sicurezza non nasce dall’escalation militare.
Le manovre del governo non sono mai neutre: incidono sui bilanci regionali e comunali. Quando vengono tagliati i fondi agli enti locali, a saltare sono i servizi essenziali — sanità, trasporti, scuola, assistenza — e i primi a pagarne il prezzo sono sempre i cittadini. Altro che “scelte inevitabili”.
La pace non si costruisce con le armi, ma con investimenti sociali, cooperazione, diritti e giustizia.
Informarsi è un atto politico. Capire dove vanno i soldi pubblici è il primo passo per decidere da che parte stare.
Informarsi è un atto politico. Partecipare è il primo passo per cambiare le cose.