Banca della terra della regione Lazio: una proposta per recuperare i terreni abbandonati e rilanciare l’agricoltura

Nel Lazio migliaia di ettari di terreni agricoli e forestali risultano incolti, abbandonati o sottoutilizzati. Una perdita non solo economica, ma anche ambientale e sociale. Da questa consapevolezza nasce la Proposta di Legge presentata dai consiglieri M5S del Lazio, Adriano Zuccalà e Valerio Novelli per istituire la Banca della Terra della Regione Lazio. Si tratta di uno strumento amministrativo pensato per rimettere in circolo le superfici inutilizzate e valorizzare il patrimonio fondiario regionale.

Perché intervenire

L’abbandono dei terreni produce effetti a catena: frammentazione fondiaria, perdita di superfici coltivate, indebolimento delle aree interne e maggiore esposizione al rischio idrogeologico e al degrado ambientale. Non si tratta soltanto di agricoltura, ma di equilibrio territoriale e tenuta delle comunità locali.

Recuperare le superfici inutilizzate significa:

•             rafforzare la capacità produttiva regionale;

•             sostenere la resilienza del sistema agroalimentare;

•             contribuire alla sicurezza alimentare;

•             prevenire il consumo di nuovo suolo;

•             valorizzare le risorse forestali e contrastare gli incendi.

Accesso alla terra: spazio ai giovani e alle donne

Un punto qualificante della proposta riguarda il ricambio generazionale. È prevista una quota non inferiore al 55% dei terreni non oggetto di rinnovo da destinare prioritariamente a soggetti under 40.

Si tratta di una misura proporzionata e coerente con l’obiettivo di favorire l’ingresso di nuove energie nel settore agricolo, insieme al sostegno all’imprenditoria femminile e alle forme associative, comprese le associazioni fondiarie. Non automatismi o riserve esclusive, ma criteri di orientamento nelle procedure di assegnazione.

Non un nuovo ente, ma uno strumento operativo

La proposta non prevede la creazione di un nuovo soggetto giuridico. La Banca della Terra sarebbe incardinata presso la Direzione regionale competente in materia di agricoltura, con funzioni di censimento, coordinamento, pubblicità e gestione delle procedure di assegnazione dei terreni.

Una scelta precisa per evitare duplicazioni, contenere i costi e rendere più efficiente l’azione amministrativa, mantenendo coerenza con l’assetto organizzativo della Regione.

Regole chiare e rispetto della normativa

La proposta si coordina con la legislazione statale sui terreni incolti e sui contratti agrari, senza intervenire sulla disciplina civilistica dei rapporti contrattuali. L’obiettivo è definire criteri amministrativi e condizioni procedurali legate alla gestione dei terreni inseriti nella Banca della Terra, nel pieno rispetto delle competenze regionali.

Per i terreni di proprietà regionale vengono inoltre disciplinati i criteri di rinnovo dei contratti, la determinazione dei canoni sulla base dei valori agricoli medi, l’adeguamento degli immobili alla normativa ambientale vigente.

Il tutto nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza e buon andamento dell’amministrazione.

Focus sull’orticoltura sociale

La proposta interviene anche sulla disciplina dei terreni regionali destinati all’orticoltura sociale, introducendo una regolamentazione più chiara che distingue tali attività dalle attività rurali aziendali, evitando sovrapposizioni e incertezze applicative.

Una visione di sviluppo territoriale

La Banca della Terra rappresenta una proposta che tiene insieme agricoltura, ambiente e coesione sociale. Recuperare le terre abbandonate non significa soltanto aumentare la produzione, ma rafforzare il presidio del territorio, sostenere le comunità locali e offrire nuove opportunità a chi vuole investire nel settore primario. Una visione che punta a trasformare un problema strutturale in una leva di sviluppo sostenibile per il Lazio.