
Quello che è successo al Pronto Soccorso di Senigallia fa male, prima di tutto come persone.
Un paziente oncologico, stremato dal dolore, dopo ore di attesa si è dovuto sdraiare a terra su una coperta perché non c’era una barella disponibile. È un’immagine che non dovrebbe mai appartenere a un ospedale pubblico e che invece oggi racconta, meglio di mille parole, lo stato della sanità nelle Marche.
A Franco e a sua moglie Cecilia va tutta la mia vicinanza. Nessuno dovrebbe vivere un’umiliazione simile mentre chiede aiuto. Nessuno dovrebbe sentirsi solo in un momento così fragile.
Non possiamo liquidare tutto come una sfortunata coincidenza o come l’effetto di un “picco influenzale”. Medici e infermieri fanno l’impossibile ogni giorno, ma lavorano in condizioni sempre più difficili, con carenze di personale, di strumenti e di spazi. E questo non nasce oggi: è il risultato di scelte politiche sbagliate portate avanti negli anni.
A confermare che non si tratta di episodi isolati è stata la relazione della Corte dei Conti sul rendiconto 2024 della Regione Marche.
La Corte dei Conti descrive un quadro finanziario formalmente in equilibrio, ma segnala gravi criticità gestionali che incidono direttamente sulla qualità dei servizi e sull’accesso alle cure.
Sforamento dei tetti di spesa per farmaci ospedalieri, dispositivi medici, personale non sanitario flessibile, evidenziando difficoltà strutturali nel controllo dei costi.
Un ricorso ai medici cosiddetti “gettonisti” ancora elevato, con 16,29 milioni di euro spesi nel 2024, segnale evidente della carenza di personale e della mancata programmazione delle assunzioni.
Liste d’attesa in forte peggioramento con ricoveri inevasi passati da 1.154 a 3.775 e prestazioni ambulatoriali inevase aumentate da 92.267 a 118.107, e un rispetto dei tempi garantito solo per i casi urgenti.
Mobilità sanitaria sempre più negativa, con il saldo passivo pari a –48,69 milioni di euro, a dimostrazione della crescente difficoltà dei cittadini marchigiani a curarsi nella propria regione.
Ritardi negli investimenti ospedalieri, con lo slittamento al 2027 delle principali opere previste ad Ancona.
Questi numeri spiegano perché i pronto soccorso sono sotto pressione, perché i cittadini aspettano mesi per una visita e perché sempre più persone sono costrette a curarsi fuori regione.
La spesa sanitaria assorbe gran parte del bilancio regionale, ma i risultati non migliorano se non si affrontano i problemi alla radice.
Negli ultimi anni abbiamo denunciato ripetutamente le liste d’attesa fuori controllo, i blocchi nelle assunzioni, i servizi sanitari territoriali insufficienti, i pronto soccorso e le guardie mediche spesso in affanno.
Le organizzazioni sindacali hanno parlato chiaramente di tagli e scelte di bilancio che hanno inciso su ospedali, servizi e stabilizzazione del personale, con ricadute dirette sui cittadini e sugli operatori sanitari.
Non possiamo nasconderci dietro slogan o inaugurazioni.
I dati della Corte dei Conti e le testimonianze quotidiane raccontano la stessa realtà: chi ha governato questa regione negli ultimi anni, a guida centrodestra, non è riuscito a invertire la rotta, e oggi la sanità marchigiana mostra tutte le sue fragilità.
Le verifiche interne non bastano più. Serve trasparenza, responsabilità e un cambio di passo immediato.
Per questo ho presentato diverse interrogazioni in Consiglio regionale: perché la sanità non è fatta di numeri o propaganda, ma di persone, dignità e diritto alla cura.
E oggi, nelle Marche, questo diritto è sempre più a rischio.