Un consiglio regionale straordinario per salvare la sanità lombarda

Il 10 febbraio in Lombardia si è tenuta una seduta straordinaria Consiglio regionale sulla sanità pubblica. La richiesta è stata presentata e sostenuta dai nostri consiglieri in Lombardia, Nicola Di Marco, Paola Pizzighini e Paola Pollini, assieme a tutte le forze d’opposizione al centrodestra, perché in Lombardia l’emergenza sanitaria non è più un’eccezione: è diventata la normalità per chi non trova un medico di base, per chi aspetta mesi per una visita o un esame, per chi finisce in Pronto Soccorso perché sul territorio non c’è risposta, per chi è costretto – di fatto – a pagarsi le cure di tasca propria.

In trent’anni attraverso scelte politiche mirate il centrodestra ha creato i presupposti per smantellare il servizio pubblico regionale, creando così gli spazi per il proliferare dell’offerta privata.

Il punto è semplice: basta con il ricatto “se paghi ti curi, altrimenti aspetti”.

Per il Movimento 5 stelle l’attesa non è la cura.

Oggi i cittadini lombardi spendono oltre 7 miliardi di euro l’anno in prestazioni private, perché il pubblico non riesce a garantire tempi adeguati.

I problemi sono sotto gli occhi di tutti. Le liste d’attesa restano infinite, nonostante promesse ripetute da anni, come il CUP – Centro Unico di Prenotazione, ancora non operativo.

Sul territorio trovare un medico di base è diventato quasi impossibile e i bandi continuano ad andare semideserti. Migliaia di persone, anche nella provincia di Milano, sono senza assistenza.

Le Case della Comunità vengono inaugurate, ma spesso restano “scatole vuote”. Così il peso dell’assistenza si scarica tutto su ospedali e Pronto Soccorso. Logico che il personale sanitario è sempre più sotto pressione: carenze di organico, stipendi inadeguati, aggressioni sono i presupposti alla fuga di professionisti in atto.

Per risolvere tutto questo il centrodestra propone una privatizzazione ancora più estrema. Come se la cura potesse essere un’altra dose della stessa medicina che ha scatenato la malattia.

Stiamo parlando della cosiddetta “super intramoenia” – pacchetti a pagamento per fondi e assicurazioni dentro strutture pubbliche – una proposta inaccettabile che abbiamo chiesto di ritirare. Significa creare corsie preferenziali. Chi può permettersi un’assicurazione privata potrà curarsi saltando la fila, utilizzando strutture e strumenti pagati da tutti.

Per cambiare rotta servono scelte nette e strutturali. Per questo i nostri consiglieri in Lombardia, Nicola Di Marco, Paola Pizzighini e Paola Pollini, hanno presentato un pacchetto di proposte in cui si chiedono maggiori risorse, a partire dall’aumento stabile del finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, con un obiettivo chiaro: portare il Fondo Sanitario Nazionale almeno al 7,5% del PIL. Dove reperire le risorse? Magari finendola di finanziare guerre e armi, per le quali i soldi non mancano mai.

Occorre poi rafforzare i servizi territoriali. A cominciare dal rendere operative le Case di Comunità secondo gli standard previsti. Bisogna slegare le nomine dei manager sanitari, dai criteri di appartenenza politica. Bisogna investire sul personale medico e infermieristico con assunzioni stabili, percorsi formativi sostenuti e misure che rendano attrattivo lavorare nel pubblico anche attraverso incentivi in ambito welfare (affitti, trasporti). Solo attraverso le assunzioni stabili sarà possibile debellare veramente, e non come solamente annunciato dall’Assessore Bertolaso, il fenomeno dei medici gettonisti, concausa di disorganizzazione all’interno dei reparti e possibile fonte di pericolo per il paziente stesso, come abbiamo visto lo scorso dicembre quando il reparto di medicina ad alta intensità dell’ospedale San Raffaele è stato costretto a chiudere a causa delle criticità imputabili all’impreparazione del personale esterno chiamato a coprire i turni notturni.

Il Movimento 5 stelle lombardo propone un piano regionale dedicato sui medici di base: integrazione reale nelle Case di Comunità, spazi pubblici a disposizione, incentivi al lavoro in rete, meno burocrazia, più dotazioni diagnostiche.

E sulle liste d’attesa basta propaganda: servono volumi definiti, regole chiare, CUP integrato pubblico-privato, stop alle “agende chiuse” con controlli e sanzioni, e soprattutto presa in carico: i follow-up vanno fissati subito, in particolare per oncologia e cronicità.

Crediamo che il rafforzamento del servizio sociosanitario regionale passi anche dal riconoscimento del valore della cura quotidiana, spesso invisibile, garantita dai caregiver familiari, e dalla costruzione di un sistema che non lasci sole le persone più fragili. La qualità di un sistema sanitario si misura infatti non solo nella capacità di curare la malattia, ma nella capacità di accompagnare la fragilità, sostenere le famiglie e garantire dignità lungo tutto il percorso di vita

Infine, non si può dimenticare chi vive nelle aree interne e nelle province lontane dai grandi poli: lì il diritto alla cura va garantito con presenza stabile di MMG e infermieri di comunità, Case di Comunità realmente operative e telemedicina strutturata. Potenziando contestualmente i servizi territoriali per la cura della salute mentale e stabilizzando la psicologia delle Cure Primarie.

Senza dimenticare l’importanza dei controlli antimafia su tutti gli appalti diretti e indiretti in ambito sanitario. È fondamentale al fine di non trovarsi poi con cantieri fermi e lavori bloccati o con servizi non conformi agli appalti.

La destra ha un’idea chiarissima di sanità: un sistema dove chi può paga e passa avanti, mentre gli altri aspettano. Noi vogliamo fermare questo modello. Perché la salute è un diritto che non si compra, ma universalmente garantito.