
Lo abbiamo sempre detto: la politica deve uscire dalla sanità. Solo così potremo avere un sistema a misura del cittadino con la cura della salute al centro di tutto e senza la minima ingerenza dei partiti che influenzano e non poco le scelte sanitarie, penalizzando la qualità dei servizi resi alla collettività. Questa settimana in Sicilia abbiamo fatto un bel passo avanti in questa direzione, facendo approvare al Parlamento regionale una mia norma che sancisce l’incompatibilità tra incarichi nelle Aziende Sanitarie Provinciali e ruoli politici. Per intenderci, mai più un caso come quello di Ferdinando Croce, il manager dimessosi dopo lo scandalo che ha avuto eco nazionale del ritardo dei referti oncologici a Trapani, il quale ha rivestito contemporaneamente il ruolo di direttore dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani e assessore del comune di Giardini Naxos.
La legge prevede nello specifico che: “gli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo nelle Aziende Sanitarie Provinciali o nelle Aziende Ospedaliere sono incompatibili con la carica di sindaco, di componente della giunta comunale, di consigliere comunale, di presidente del consiglio circoscrizionale e di consigliere circoscrizionale”.
Dopo aver portato, assieme al presidente Giuseppe Conte, la Sicilia in piazza per protestate contro il disastro della nostra sanità e per chiedere alla politica di fare un passo indietro, oggi cominciamo a smantellare la commistione tra sanità e politica, impedendo il conferimento degli incarichi di vertice nel sistema sanitario ad uomini e donne di partito.