A Roma vogliamo che il mare sia sport, aggregazione, impresa e presidio sociale

Dai consiglieri capitolini Linda Meleo, Paolo Ferrara, Daniele Diaco e Virginia Raggi

Il mare di Roma non è soltanto turismo balneare. È sport, aggregazione, impresa giovanile, formazione e presidio sociale del territorio. Per questo la mobilitazione delle scuole di surf e degli operatori degli sport acquatici rappresenta un segnale importante che la politica deve ascoltare.

I ragazzi chiedono semplicemente il diritto di poter fare sport. Un diritto che oggi troppo spesso viene ostacolato dall’assenza di norme nazionali chiare e da un sistema mare che, negli anni, è stato tutto fuorché inclusivo. Un sistema che poco ha fatto per il loro futuro, per la loro crescita e per creare spazi dove sport, educazione e comunità possano convivere.

Ci sono scuole di discipline olimpiche, famiglie, mamme, padri e figli che meritano di essere ascoltati. E da parte del Movimento 5 stelle avranno sempre sostegno.

Negli ultimi anni queste realtà hanno costruito comunità di centinaia di persone, creato opportunità per i giovani e promosso cultura sportiva e ambientale. Eppure continuano a muoversi in un quadro normativo nazionale incerto, spesso dipendendo indirettamente dalle concessioni balneari per poter svolgere la propria attività.

Come tutte le associazioni sportive, dovrebbero avere la possibilità di concorrere per spazi pubblici dove svolgere attività. Ma le loro infrastrutture sono il mare e la sabbia, troppo spesso considerati esclusivamente occasioni di profitto per grandi investitori, rendendo quasi impossibile la sopravvivenza delle piccole imprese dello sport.

Molte di queste realtà sono costrette ad affittare spazi dai concessionari, vivendo senza certezze e senza prospettive, perché da un momento all’altro quegli spazi possono essere revocati o negati. Parliamo di ragazzi e ragazze autentici, probabilmente gli ambientalisti più concreti che esistano, perché le loro infrastrutture sono fatte di sabbia e mare. Ragazzi che invece di urlare slogan portano proposte. E riescono persino a trasformare una battaglia di diritti in una festa collettiva.

Per questo in Campidoglio come consiglieri capitolini stiamo lavorando a proposte che possano integrare il Piano di Utilizzazione degli Arenili di Roma Capitale. Gli emendamenti a prima firma Paolo Ferrara, hanno l’obiettivo di garantire spazi idonei, continuità e autonomia alle realtà sportive acquatiche.

Non è una battaglia di categoria: riguarda il diritto allo sport, il sostegno alle piccole e medie imprese e la valorizzazione del litorale romano. Con la speranza che anche il Governo faccia la propria parte, normando finalmente discipline che oggi, di fatto, per la legislazione nazionale quasi non esistono.

Chi investe nello sport, nei giovani e nella crescita del territorio non può vivere nell’incertezza di un subaffitto o nella possibilità di perdere improvvisamente gli spazi necessari alle attività. Serve una visione moderna del mare di Roma. Una visione che tenga insieme legalità, accessibilità, sport e sviluppo. Perché difendere queste realtà significa difendere energie positive che ogni giorno rendono Ostia e il litorale più vivi, inclusivi e attrattivi.

Oggi questi ragazzi ci ricordano che il mare non è una proprietà da sfruttare, ma un bene da vivere e un diritto da difendere. Tra onde, surf e libertà, sta crescendo una generazione che non resta a guardare.