
La fauna selvatica è un patrimonio di tutti. Lo dice la legge, lo dice la Costituzione, lo chiedono l’Europa e la comunità scientifica. Eppure il Governo ha scelto di imboccare la strada opposta. Il disegno di legge sulla caccia, già approvato dal Senato e ora all’esame della Camera, non rappresenta un semplice aggiornamento della normativa del 1992. Cambia profondamente l’equilibrio costruito in oltre trent’anni tra attività venatoria e tutela della biodiversità, riducendo le garanzie ambientali e ampliando gli spazi concessi alla caccia. Contro questa riforma il Movimento 5 Stelle non si è limitato a votare “no”. Ha scelto di costruire una mobilitazione vera: dalle manifestazioni organizzate in piazza insieme al mondo ambientalista e animalista, alle conferenze stampa di denuncia, fino al lavoro parlamentare con interrogazioni, emendamenti e, come ultimo atto, il deposito di un milione di emendamenti in commissione Agricoltura alla Camera, dove attualmente è in esame il provvedimento. Un gesto simbolico, ma anche concreto, per ribadire che esistono un milione di ragioni per fermare una legge che mette a rischio il patrimonio naturale del nostro Paese.
Un provvedimento con troppe criticità
Le criticità di questo provvedimento sono numerose. Il disegno di legge Sparatutto voluto da questa finta destra ecologista vuole uccidere gli animali sulle spiagge, nei boschi, vuole ammazzarli di notte, con visori notturni e silenziatori. Il ddl amplia i periodi e le modalità di caccia, riduce il peso delle valutazioni scientifiche dell’ISPRA, apre all’utilizzo dei richiami vivi e introduce strumenti tecnologici come i visori notturni, rendendo l’attività venatoria ancora più invasiva. Non è solo una questione ambientale. Più aree aperte alla caccia significa avere una maggiore compresenza tra cacciatori, escursionisti, famiglie, agricoltori e cittadini che vivono e frequentano boschi, sentieri e campagne. Anche il contrasto al bracconaggio rischia di indebolirsi, con norme meno chiare e controlli più difficili che finiscono per favorire chi opera fuori dalle regole.
A confermare le nostre preoccupazioni è arrivata anche la Commissione europea, che ha inviato al Ministero dell’Ambiente una comunicazione formale nella quale evidenzia possibili incompatibilità del ddl con le direttive europee “Uccelli” e “Habitat”. Un documento rimasto nei cassetti per mesi e reso pubblico soltanto grazie al lavoro delle associazioni ambientaliste.
Le criticità del testo sono ormai così evidenti che perfino la maggioranza ha iniziato a prenderne le distanze. Durante l’esame alla Camera, Forza Italia ha presentato diversi emendamenti correttivi per modificare alcune delle norme più contestate, confermando che il testo approvato al Senato non convince nemmeno tutti i partiti che sostengono il Governo.
Difendere la biodiversità significa difendere il futuro
Il M5S che nella scorsa legislatura ha fortemente voluto la modifica della Carta Costituzionale, inserendo la tutela dell’ambiente, della natura, degli ecosistemi e degli animali nella carta costituzionale, continuerà a difendere fino in fondo gli animali. Nel 2022, grazie a noi, l’Italia ha scelto di inserire queste tutele tra principi fondamentali della Repubblica. Questa riforma va nella direzione opposta. Difendere la fauna selvatica significa proteggere un bene comune, rispettare la scienza, e garantire un equilibrio tra uomo e natura che appartiene a tutti. Quando vi diranno che la destra è ecologista, quando vi diranno “Votate noi della Destra perché noi tuteliamo la natura”, ricordatevi che sono solo bugie! Ricordatevi chi veramente tutela la natura. Il M5S lo ha sempre fatto e lo continuerà a fare. Per questo continueremo a opporci a una riforma che rischia di cancellare decenni di tutele e di compromettere un patrimonio che appartiene alle future generazioni. Perché la natura non è una risorsa da sfruttare, ma un bene comune da custodire.