La legge elettorale di Meloni è una supertruffa

La riforma elettorale voluta dal governo Meloni viene venduta come un ritorno della scelta nelle mani dei cittadini, ma è una supertruffa ai danni degli elettori. Dietro la promessa delle preferenze resta infatti un sistema dominato da candidati blindati, capilista decisi dall’alto e posti sostanzialmente garantiti dalle segreterie. Anche l’idea che gli italiani possano “scegliere il premier” è fuorviante: questa legge elettorale non introduce affatto l’elezione diretta del presidente del Consiglio e la Costituzione continua ad attribuire al Presidente della Repubblica il potere di nominarlo. Questo dimostra che il governo e la maggioranza stanno tentando di far rientrare dalla finestra una versione mascherata di quella riforma costituzionale sul premierato che hanno chiuso nei cassetti per il timore di una nuova batosta al referendum.

Ancora più scandalosa è la stretta sulle firme necessarie per presentare nuove liste. Si impongono ostacoli molto pesanti a chi è fuori dal Parlamento, mentre chi è già rappresentato continua a beneficiare di condizioni enormemente più favorevoli. E anche la giustificazione secondo cui le firme richieste rappresenterebbero una percentuale minima dell’elettorato non regge allo stesso modo in tutti i territori, soprattutto nei collegi più piccoli.

Il paradosso è evidente: il governo sostiene di voler restituire potere agli elettori mentre costruisce una legge che conserva il controllo delle segreterie e innalza le barriere per chi prova a entrare. Più che una rivoluzione democratica, appare una riforma pensata per governare dall’alto la competizione elettorale.

Un pastrocchio degno di questo Governo di incapaci, che pensa solo a conservare le poltrone invece di occuparsi del carburante alle stelle, delle crisi industriali, degli stipendi ai minimi per i lavoratori italiani.