
IL M5S CHIEDE CHE FINE ABBIANO FATTO I 43 MILIONI DI EURO STANZIATI DAL GOVERNO CONTE PER IL PRAC
Quella dell’amianto è ancora una emergenza sanitaria e ambientale nazionale di grave attualità che è tutt’oggi sottovalutata e sottaciuta sebbene il suo utilizzo, la produzione e la commercializzazione siano vietate in Italia dal lontano 1992. Anche in Calabria, come molte altre regioni del Paese, il pericolo è vivo e tanto è il lavoro che bisognerebbe affrontare in termini di approfondimento della questione, mappatura e conoscenza da parte dei cittadini. D’altronde i dati parlano chiaro e sono allarmanti: in tutta la regione sussistono qualcosa come 15 milioni di metri quadrati di coperture in cemento-amianto censite fra cui, si presume, 500 edifici scolastici e 10 fra ospedali e presidi sanitari; centinaia sono inoltre i casi di mesotelioma registratisi, ovvero un raro e aggressivo tumore maligno causato, nella stragrande maggioranza dei casi, dall’esposizione al pericoloso insieme di minerali. Per tutte queste ragioni il Gruppo territoriale del Movimento 5 stelle di Lamezia Terme, città fra gli epicentri calabresi del rischio per presenza diffusa di amianto, ha deciso di operare un’azione concreta e redigere una proposta di deliberazione di iniziativa popolare per l’adozione del Piano Comunale Amianto (PAC) presentata nel corso di un partecipato incontro aperto a enti pubblici, imprese e cittadini, durante il quale si sono confrontati esperti del settore, amministratori e ordini professionali.
La proposta, nello specifico, prevede “l’impegno dell’Amministrazione comunale ad avviare, entro 90 giorni dall’approvazione della deliberazione, l’aggiornamento del censimento e della mappatura dei manufatti contenenti amianto e a predisporre, entro 180 giorni, un Piano Comunale che individui le situazioni di maggiore rischio, le priorità di intervento e le possibili fonti di finanziamento per la messa in sicurezza e la bonifica”.
All’evento dello scorso 16 ottobre, oltre alla coordinatrice regionale del Movimento Anna Laura Orrico che ha fatto gli onori di casa e sposato la battaglia ha preso parte un ospite d’eccezione come il nostro Sergio Costa, già ministro dell’Ambiente dei governi Conte che molto si è speso nel contrasto alla problematica. E preziosa è stata la sua testimonianza e la sua denuncia: nel 2019, infatti, aveva stanziato qualcosa come 43 milioni di euro per il Piano Regionale Amianto destinati alla Regione Calabria per il monitoraggio, le bonifiche di materiale pericoloso e l’aggiornamento della programmazione. Fondi che non sono stati mai utilizzati a discapito della salute dei cittadini calabresi. Per quali ragioni?
Un quesito legittimo, posto ora anche formalmente da una interrogazione indirizzata al governatore di Roberto Occhiuto da parte della consigliera regionale pentastellata Elisabetta Barbuto.
Queste risorse che fine hanno fatto e perché il Piano regionale Amianto per la Calabria è scaduto da anni senza che la giunta abbia mai provveduto all’aggiornamento biennale obbligatorio per legge?