
Sul tema delle autorizzazioni agli impianti da fonti rinnovabili nella Regione Umbria, e sulla vicenda Phobos, stiamo lavorando per costruire un sistema più chiaro e coerente attraverso tre strumenti: l’aggiornamento del Piano Paesaggistico Regionale, la nostra legge regionale sulle aree idonee e il piano delle aree di accelerazione.
L’obiettivo è superare una situazione di forte stratificazione normativa che negli anni ha generato confusione e incertezza. Vogliamo arrivare a un sistema di classificazione semplice e leggibile:
“verde” per le aree idonee, dove gli impianti sono compatibili con il territorio e possono essere realizzati con rapidità;
“arancione” per le aree con criticità, dove servono valutazioni più approfondite e mitigazioni;
“rosso” per le aree non idonee, dove le tutele paesaggistiche e ambientali prevalgono.
Siamo di fronte a una sfida complessa: da un lato la necessità di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030, riducendo emissioni e costi energetici; dall’altro la tutela del paesaggio e la riduzione del consumo di suolo, che sono principi fondamentali di governo del territorio.
Per raggiungere una reale autonomia energetica regionale è necessario ragionare sul mix delle fonti e valorizzare al massimo il potenziale di ciascuna. La Regione Umbria ha una forte vocazione idroelettrica, ma è anche necessario sviluppare ulteriormente altre fonti come l’eolico. Tuttavia, è essenziale che gli impianti vengano realizzati dove esiste effettivamente una risorsa adeguata: installare infrastrutture in aree prive di vento significativo vuol dire consumare territorio senza un reale beneficio energetico, con un impatto negativo anche sul valore paesaggistico e turistico.
In questo quadro, stiamo lavorando anche con la Soprintendenza per individuare aree a bassa incidenza visiva dai principali punti panoramici, così da orientare in modo più razionale la localizzazione degli impianti eolici. Purtroppo, l’attuale normativa nazionale non consente di tradurre pienamente questo lavoro in una pianificazione vincolante.
La vicenda dell’impianto Phobos rappresenta un caso emblematico di queste criticità nella Regione Umbria. Si tratta di un progetto eolico autorizzato nella precedente fase amministrativa attraverso il meccanismo del silenzio-assenso. Una procedura che, per dimensioni e impatto dell’impianto, solleva evidenti perplessità sul piano dell’adeguatezza delle valutazioni.
Per questo abbiamo ritenuto necessario avviare un riesame dell’autorizzazione, con l’obiettivo di verificare la piena coerenza dell’iter seguito. Se dovessero emergere elementi di disallineamento rispetto alle normative e alle valutazioni ambientali e paesaggistiche, chiederemo al Governo di intervenire, anche sul decreto VIA, come già avvenuto recentemente per un progetto analogo nel viterbese.
La transizione energetica si realizza con impianti che funzionano davvero e producono energia dove le risorse lo consentono, non con interventi calati in contesti territoriali inadeguati.