L’Umbria approva la legge di iniziativa popolare sul Fine vita

Di Luca Simonetti, capogruppo Movimento 5 Stelle Regione Umbria e Presidente della commissione Sanità

L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato il 22 ottobre 2026 la legge di iniziativa popolare sul fine vita, un passaggio importante su un tema che coinvolge diritti, libertà individuale e dignità della persona. Un risultato che arriva al termine di un percorso istituzionale complesso e che richiama le istituzioni alla responsabilità di dare risposte concrete alle persone che vivono condizioni di sofferenza estrema.

La dignità non può essere un privilegio di chi ha i mezzi economici, né un diritto da inseguire nelle aule di tribunale È questo il principio che ha guidato il nostro lavoro nella Commissione Sanità, di cui sono presidente. Il fine vita è una questione che interroga le coscienze e richiede rispetto per sensibilità e convinzioni differenti. Ma il confronto non può prescindere dalle storie delle persone e dalla necessità di garantire tutele e procedure rispettose delle condizioni previste dalla legge.

Noi esseri umani siamo fatti per sopravvivere. Ci aggrappiamo alla vita con tutte le nostre forze. E allora mi chiedo: quanto deve essere grande il dolore di una persona per riuscire a superare persino la paura di morire?  Al centro di questa riflessione ci sono le persone che, nonostante le cure e i trattamenti ricevuti, continuano a vivere una sofferenza che considerano insostenibile. Situazioni che impongono alle istituzioni di ascoltare, senza giudizi e senza strumentalizzazioni, chi chiede di vedere riconosciuta la propria dignità. Amare qualcuno non significa necessariamente trattenerlo accanto a noi a ogni costo. A volte significa trovare la forza di rispettare una scelta che ci spezza il cuore, che non condividiamo, che vorremmo non fosse mai necessaria. Non significa arrendersi alla morte. Significa rispettare la dignità di chi abbiamo davanti.

Un principio che si accompagna alla necessità di evitare che le possibilità economiche diventino un fattore discriminante. La possibilità di far valere i propri diritti non può dipendere dalla disponibilità di denaro per affrontare spese legali, trasferimenti all’estero o lunghi procedimenti giudiziari. Quando ogni giorno è diventato insopportabile, anche aspettare può essere una condanna, e i ritardi e le difficoltà burocratiche possono avere un peso enorme sulle persone e sulle loro famiglie. In ques’ottica ci scusiamo con i cittadini promotori della legge di iniziativa popolare, che hanno atteso tredici mesi, sette oltre i termini previsti, prima di vedere la proposta arrivare al confronto istituzionale. L’approvazione della legge rappresenta quindi un passaggio significativo nel confronto sul fine vita in Umbria. Un percorso che richiede attenzione alle garanzie, rispetto delle procedure e centralità della persona, al di là delle diverse posizioni politiche e delle convinzioni individuali.

Nessuno dovrebbe essere costretto a conquistarsi in tribunale il diritto di congedarsi dalla vita con dignità, quando ricorrono tutte le condizioni previste. E nessuno dovrebbe poterlo fare soltanto perché ha abbastanza soldi. Il mio ringraziamento all’associazione Luca Coscioni e a Stefano Massoli e Laura Santi, per l’impegno e il contributo dato a questa battaglia.