
In Consiglio regionale del Piemonte abbiamo assistito a un fatto politico molto rilevante: il centrodestra ha dovuto certificare il fallimento delle politiche del Governo Meloni sulla sicurezza.
A dimostrarlo sono stati gli stessi esponenti della maggioranza, che hanno presentato due ordini del giorno per chiedere il rafforzamento dei controlli sui treni regionali e nel trasporto pubblico torinese. Atti che raccontano una realtà evidente a tutti: le politiche nazionali sulla sicurezza, portate avanti da chi oggi denuncia le criticità, non stanno funzionando.
Da anni la destra indica la sicurezza come propria priorità politica. Decreti, slogan e promesse hanno accompagnato campagne elettorali costruite sull’idea di restituire tranquillità ai cittadini. Eppure, dopo anni di governo, sono proprio i partiti che sostengono l’esecutivo nazionale a chiedere nuovi interventi straordinari per contrastare fenomeni di insicurezza che continuano a manifestarsi sui territori.
In aula ho già evidenziato come il problema riguardi non solo Torino, ma l’intero sistema ferroviario regionale: carenza di controlli a bordo dei treni, condizioni difficili per utenti e personale, necessità di maggior presidio e prevenzione. Questioni che non possono essere scaricate esclusivamente sugli enti locali, perché chiamano direttamente in causa responsabilità e competenze nazionali.
Se davvero le misure adottate in questi anni avessero prodotto i risultati annunciati, oggi non ci sarebbe bisogno di tornare a chiedere interventi urgenti per garantire sicurezza e controlli.
La sicurezza non può essere usata come strumento di propaganda elettorale, come invece fanno gli esponenti del centrodestra a tutti i livelli. Servono investimenti, presenza sul territorio e politiche serie capaci di affrontare le cause dei problemi, non soltanto la loro narrazione.
Come Movimento 5 Stelle continueremo a sostenere, a ogni livello istituzionale, tutte le misure davvero utili a garantire la sicurezza dei cittadini. Perché quello che la destra ha trasformato nel proprio cavallo di battaglia rischia oggi di diventare il cavallo di Troia della sua stessa narrazione politica.